La Creusaide: se l’Eneide fosse al femminile

Sono diventato indifferente al bene come al male (…): ciò che vivo arriva solo alla mia ragione, non disturba i miei sentimenti.

Ultimamente al cinema e in letteratura vi è la tendenza di riproporre grandi classici o storie molto conosciute in una versione completamente diversa. Ad oggi, l’esempio più lampante sono i live-action della Disney, che ripropongono sul grande schermo i classici Disney utilizzando attori in carne e ossa e aggiornando i temi trattati ai tempi presenti. In verità, questa tecnica del riproporre una storia dandogli un’interpretazione diversa ha origini antiche, che risalgono alla letteratura latina. Forse, dunque, non è un caso che, a mio parere, una delle più interessanti “rivisitazioni” di storie e leggende antiche sia la riproposizione di un classico della letteratura latina. Sto parlando di “Il momento (Creusaide)” di Magda Szabò, una delle più importanti voci della letteratura ungherese e scrittrice di formazione classica. In quest’opera, la Szabò propone una rilettura ardita, ma ben riuscita del mito di Enea e, di conseguenza, dell’intera Eneide di Virgilio: infatti, secondo la rivisitazione della Szabò, a fuggire da Troia non sarebbe stato Enea, ma sua moglie Creusa. Tuttavia, l’opera della Szabò non vuole essere soltanto una semplice riproposizione del mito di Enea, ma anche una riflessione profonda sui meccanismi di potere e sulla necessità di sacrificare la propria individualità per il cosiddetto bene comune.

Magda Szabò, autrice di “Il momento (Creusaide)”. Fonte: Wikipedia.

Una, nessuna e centomila Creusa

Per portare avanti il suo ambizioso progetto di riscrittura dell’Eneide, la Szabò utilizza uno stratagemma geniale, che è in linea, per di più, con la tradizione mitica antica. Enea muore a Troia e Creusa prende il suo posto nella spedizione per portare i sopravvissuti Troiani in Italia e fondare, così, una nuova patria. Tuttavia, nessuno, all’infuori della nutrice Caieta, del servo Cico e del sacerdote Panto, sa di questo scambio: infatti, per il resto del mondo il capo dei Troiani superstiti, il fondatore di una nuova patria non è Creusa, ma è il Pio Enea, che Venere ha trasfigurato in sua moglie Creusa per fare in modo che egli viaggiasse in tutta sicurezza. Questa compresenza “posticcia” tra essere maschile ed essere femminile in un unico corpo crea una sorta di “moltiplicazione” dell’individualità di Creusa, che si manifesta pienamente al suo arrivo in Italia. Rivestendo il ruolo del Pio Padre Enea, Creusa impone ai Latini l’obbedienza nei confronti dei nuovi arrivati, presentata da lei come necessaria e prescritta dal Fato, cercando di modificare anche le antiche tradizioni del popolo di re Latino. Davanti a questo comportamento rigido e autoritario di Creusa, il lettore si chiede se la moglie del Pio Enea stia mostrando la sua vera natura oppure recitando una parte, quella dell’eroe nazionale, fondatore di una nuova patria. Creusa, infatti, agisce seguendo i suoi principi morali o l’immagine che ella stessa e gli altri si sono fatti del Pio Enea? In questo modo, la Szabò delinea una Creusa quasi “schizofrenica”, alienata dalla propria natura di donna per rientrare pienamente all’interno della figura del Pio Enea, pur (e qui sta il paradosso della vicenda), mantenendo inalterato il suo corpo femminile. Questa duplicazione dell’io di Creusa si manifesta anche nello stile utilizzato dalla scrittrice: quando la principessa racconta gli episodi della sua vita, passa continuamente dall’utilizzo di forme nominali maschili a forme femminili per descrivere se stessa. In questo modo, si crea una confusione nella mente del lettore che vuole rappresentare lo smarrimento di Creusa nei confronti della propria identità.

“Fuga di Enea da Troia”, Federico Barocci, 1598, Galleria Borghese, Roma. Il pittore ha raffigurato i personaggi seguendo la descrizione di Virgilio nell’Eneide: al centro, abbiamo Enea che porta in spalle il padre Anchise, mentre gli sta accanto il figlio Ascanio; dietro, Creusa segue il gruppo. In “Il momento (Creusaide)”, la Szabò stravolge completamente la descrizione di Virgilio. Fonte: Wikipedia.

Fato, Bene comune e Verità

Oltre a Creusa, nel romanzo c’è un’altra protagonista: l’Anankè, il Fato, la Necessità ineluttabile. A prima vista, la Szabò sembra riprendere una visione antica del Fato, visto come forza a cui nessuno, dio o umano, può opporsi. Il lettore avverte il Fato come una presenza, alla cui volontà tutti, anche la stessa Creusa entro certi limiti, si sottomettono. Nonostante ciò, la Szabò propone una visione moderna del destino, che si intreccia con quella antica in maniera particolare: esistono dei momenti della vita (da cui il titolo del romanzo) in cui le catene del Fato si allentano e l’uomo ha la libertà di decidere della propria vita. Tuttavia, “il momento non può essere previsto, solo riconosciuto” e spetta all’uomo la decisione ultima di agire o meno e per quale scopo. A questo punto, si inserisce un altro dei temi fondamentali del romanzo: la necessità, a volte anche irrazionale, dell’agire per il Bene comune, per uno scopo superiore (in questo caso la fondazione di una nuova nazione) sacrificando gli interessi personali. I Troiani, pur sapendo che la loro civiltà verrà distrutta, accettano di morire perché sono consapevoli che la loro patria verrà ricostruita in un altro luogo. I Latini, invece, accettano di essere sottomessi ai Troiani perché dall’unione con questo popolo nascerà una grande e gloriosa nazione. Inoltre, in virtù del Bene comune anche la stessa Verità può essere, anzi deve essere manipolata: è necessario che il popolo non sappia del tutto la Verità perché, se la conoscesse pienamente, allora non accetterebbe il proprio destino e sarebbe impossibile controllarlo. Perciò, chi è al potere deve fare in modo che trapelino mezze-verità e deve rendere la realtà più “appetibile” per poter governare con successo. Trattando questo tema, la scrittrice cerca di trasporre la realtà storica nel mito e di trasmettere al lettore la tensione che aleggiava in Ungheria con l’avvento del regime socialista. Un regime che imponeva al popolo, in particolare agli intellettuali, di aderire all’ideologia di Stato e propagarla.

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La copertina del libro. Ph: Gabriella Lipari.

Una moderna riscrittura epica

 La continua oscillazione tra moderno e antico propria di questo romanzo caratterizza anche lo stile utilizzato dalla Szabò, che cerca di ricalcare quello dell’epica antica. Ritroviamo, quindi, una sintassi complessa, ricca di periodi molto lunghi e di subordinate, che talvolta presenta similitudine molto ardite. Allo stesso tempo, però, la sintassi della Szabò arricchisce una tecnica prettamente moderna, se non contemporanea, ovvero il flusso di coscienza. Raccontato in prima persona da Creusa stessa, “Il momento” più che un romanzo narrativo è un romanzo introspettivo che fa dei pensieri della principessa il filtro attraverso il quale il lettore può riflettere sulle vicende narrate.

Un profondo incontro tra passato e presente

In conclusione, il romanzo della Szabò non è per un lettore frettoloso e impaziente. Ogni parola del romanzo è ponderata, ricca di significato e il lettore deve stare molto attento per non farsi sfuggire le diverse sfumature presenti nella narrazione della Szabò. Però, se il lettore sarà in grado di porre la giusta attenzione, si ritroverà tra le mani una nuova epica moderna, un romanzo che riflette sul presente e sul futuro riallacciandosi continuamente al passato e presenta una serie di considerazioni sull’individualità e sulla collettività non da poco. Per questo, “Il momento (Creusaide)” dovrebbe essere ritenuto un classico della letteratura universale e non dovrebbe mancare nella libreria di un lettore forte.

“Il momento (Creusaide)” è edito da Edizioni Anfora, che è specializzata nella pubblicazione di opere della letteratura dell’Europa Centrale. Per vedere il catalogo dell’ Edizioni Anfora, clicca qui.

Ph: Gabriella Lipari.

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